Le nostre tradizioni

Vuoi conoscere e imparare le tradizioni dei nostri antenati?

Vieni all’associazione “Laboratorio Tradizioni d’Abruzzo – Lu Ramajettə!”

Chi vuole avvicinarsi alle tradizioni può venire a vedere  tutto quello che facciamo, senza impegno alcuno.

Il Laboratorio  Tradizioni  d’Abruzzo – Lu Ramajettə è un’associazione che ricerca pratica e ripropone il prezioso patrimonio della cultura popolare abruzzese: L’associazione promuove e partecipa ad eventi di cultura popolare tradizionale, sia civili che religiosi, con riti, canti, musiche, balli nel rispetto di usi e costumi ricorrenti nel “Ciclo Calendariale Agrario”.

La sede dell’associazione si trova nel “Palazzo Ducale Federico Valignani” – P.zza San Rocco – 66010  Torrevecchia Teatina (CH).

Ci incontriamo da ottobre a giugno, settimanalmente, dalle 21:00 alle 23:00, per imparare e provare i balli, i canti e quant’altro attinente le tradizioni.

Per i più giovani organizziamo incontri nello stesso giorno dalle 18:30 alle 20:00
info 347 7790332.

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La Cultura Orale” è alla base della tradizione vissuta e trasmessa “per imitazione” alle generazioni successive. Il tempo è cadenzato dagli astri e dalle stagioni, in eventi e ricorrenze del Ciclo Calendariale del mondo contadino, celebrate con feste che iniziano sempre il giorno della vigilia .

Con Il Sant’Antonio (17 gennaio) si apre il periodo del Carnevale, la festa che prelude il ritorno della bella stagione. Il Santo, del III secolo D.C., di notevole statura sociale e religiosa, diventa il protettore degli animali domestici e sconfigge il demonio e le sue tentazioni. In Abruzzo è conosciuto come “lu Sand’Andònje de jennàre”.

Il Carnevale Tradizionale Abruzzese (in dialetto lu Carnevale de le zagarelle), una grande festa di propiziazione e di attesa del ritorno della primavera, la ripartenza del ciclo calendariale agrario, celebrata dal processo a Re Carnevale che muore (l’anno vecchio che se ne va).

Lu “Pulgenèlle” ,  maschera abruzzese di origini precristiane, che si ritrova in numerose località del nostro paese ed in altri posti diversi dell’area mediterranea, protagonista principale del Carnevale, simboleggia con l’abito e gli ornamenti  il mondo naturale, nelle differenze vegetali ed animali che si apprestano alla rinascita con:

Il cappello a cono, altissimo, fatto di canna con coccarde e zagarelle, simboli di fiori e virgulti, per unire la terra al cielo nella propiziazione del ritorno della primavera.

Gli scarponi, la frusta e le bandoliere  che hanno il potere e l’autorità di rimettere le cose a posto nel nuovo ciclo stagionale, dopo il disordine dell’inverno.

La mazza fiorita, rivestita di nastri colorati, fa rifiorire magicamente tutto ciò che tocca.

I campanaccicon il suono caratteristico, servono a scacciare il male.

Il “Ballo del palo intrecciato”, simbolo fallico ornato di nastri (la vegetazione che rinasce) e il “Canto dei mesi” intervallano la festa.

Re Carnevale processato e condannato a morte, incarna la metafora del potere politico corrotto da eliminare per far posto al nuovo equilibrio da ristabilire.

La Vedova di Re carnevale rappresenta invece, dopo il canto di lamento funebre “Scura maje”, la continuità del ciclo naturale.

La festa si conclude con il rogo del fantoccio di Re Carnevale e la dispersione delle ceneri sui campi per fecondarli.

“Sega la Vecchia” o “Festa delle Bambole Volanti” è una festa di metà Quaresima, per interrompere il periodo di 7 settimane di penitenza ed astinenza. Si celebra con una Pupa di biscotto da spezzare e condividere la quarta domenica di quaresima e con la Bambola appesa, recanti entrambe i simboli magici ed apotropaici riferiti a tale periodo.

 

 

 

 

 

I canti di questua della Passione, i primi giorni della Settimana Santa, annunciano la Pasqua.

Il Majo” è la festa della Natura che rinasce in armonia con l’umanità. La riproposizione di antichi riti propiziatori, canti e balli, con la preparazione delle lessagne”: cibo magico e rituale con tre volte sette legumi, verdure e spezie (virtù teramane, riferite al recupero delle ultime provviste e prime erbe spontanee per salire “la coste de magge”). Rappresentazione del ritorno primaverile e condivisione del senso tribale e della fatica nei campi. Si rinnova il “Canto dei Mesi” e il “Ballo del Palo Intrecciato”e si conclude con la bruciatura del fantoccio del Majo.

festa del majo Francesco Stoppa: festa e riti del Majo

“Lu San Giuwànne” ( il 23 giugno notte, la vigilia) è un’antica festa solstiziale che  travalica i buoni presupposti della fede cristiana attingendo a un concetto di Natura dalle leggi rigorose. Si guarda all’inverno finito e all’estate che arriva, con le messi cresciute e benedette dall’acqua e dai raggi solari. E’ anche il momento in cui si stabilisce un legame inscindibile di solidarietà e amicizia tra individui con il rito del “comparatico”, attraverso lo scambio de lù “ramajette”, un mazzolino di 9 erbe magiche tra cui l’iperico, giallo e misterioso fiore avvolto dalla mano che stringe e vincola, fatta con la foglia della felce maschio, ma ci si purifica anche dal proprio quotidiano, partecipando al rito dell’acqua e del fuoco. 


 Le Feste Patronali, durante la stagione estiva, oltre l’aspetto religioso conservano antichi riti di rievocazione e ringraziamento per l’abbondanza del raccolto (del grano in particolare e degli altri prodotti della terra e del lavoro dell’uomo). Tra le tante feste, in Abruzzo, la Madonna del Carmine il 16 luglio, Sant’Anna il 26 luglio, l’Assunta il 15 agosto, San Rocco il 16 agosto, la Madonna del Ponte l’ 8 settembre, la Madonna del Rosario il 7 ottobre.

“Lù Sand’ Martìne”, l’11 novembre, è la festa dell’abbondanza alla fine dei raccolti, rappresentata da una cornucopia, il corno simbolo di benessere,  fecondità e felicità. E’ San Martino di Tours, venerato in molte parti del mondo, dove si trova sempre un posto, un’edicola, una chiesa o anche cattedrali per onorare questo santo protettore dei soldati e pellegrini, che girava per il mondo a predicare ed operare il bene e la misericordia. Si festeggia con una cena di magro (minestra di legumi, zucca, patate e bastardone, verdure, con olio e vino nuovo, infine i dolci tradizionali “fatt‘ a la case”, canti e balli tradizionali.

La festa di Santa Lucia, con il rito lustrale in segno di protezione della vista e, infine, i canti di questua delle Novene di Natale e i Canti Epifanici chiudono il Ciclo Calendariale.